“Fra Varsavia e Venezia” by Roberta Pedrotti (16.06.2020)

“I rapporti fra Italia e Polonia, d’altra parte, sono antichi ed evidenti. Si parla una stessa lingua, seppur con inflessioni diverse e anche quando non si hanno prove di viaggi nella Penisola, o si ha la conferma che le Alpi non siano proprio mai state varcate, l’interesse per la scuola italiana è evidente, sarà anche per le predilezioni della casa reale che, inevitabilmente, dettano la moda. Sbaglierebbe, però, chi s’incaponisse a fare della storia della musica – e delle arti in generale – storia di scuole nazionali e magari di rivendicazioni che dal patriottico possono virare al vieto nazionalismo, tanto più che all’inizio del XVII secolo questo parrebbe pure anacronistico. Punti di riferimento, scuole, centri d’attività e dottrina sono nodi di contatti, luoghi d’incontro, fuochi da cui si irradiano movimenti di uomini e idee. Il riferimento ai modelli italiani, conosciuti direttamente o meno, non esclude l’invenzione personale, la memoria non solo di composizioni e prassi subalpine, ma anche di ritmi e spunti melodici del nord Europa. Basti pensare che, se i titoli sono quasi tutti in italiano o in latino, fra le canzonette di Jarzębski troviamo una Berlinesa”.

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